La Formazione continua diventa un obbligo con sanzioni per chi non lo rispetta. Sta finendo il tempo in cui si potevano totalizzare meno crediti di quanti ne chiedesse lo specifico fabbisogno di medico, odontoiatra, farmacista. Dal 2020 il nuovo triennio formativo richiederà 150 crediti da modificare con eventuali abbuoni dovuti alla partecipazione a programmi come il Dossier sanitario o a situazioni particolari concomitanti (gravidanza, specializzazione, master). Tutto questo è contenuto in una dettagliata comunicazione del presidente Fnomceo Filippo Anelli in cui si invitano gli Ordini a verificare che gli iscritti si aggiornino con i crediti ECM e risultino in regola con i fabbisogni tassativamente entro il 31 dicembre prossimo. Alla Federazione dovrà arrivare dai 106 ordini provinciali, in un file in formato Excel, firmato digitalmente, la “situazione attuale” degli iscritti certificabili o meno ai fini ECM contenente i dati relativi agli ultimi due trienni formativi. Anelli ricorda che a prevedere la formazione continua come requisito indispensabile per svolgere l’attività professionale in qualità di dipendente pubblico-privato, convenzionato, libero professionista è il decreto legislativo 502 del 1992, 27 anni fa, insieme al codice di deontologia medica all’articolo 19 che affida all’Omceo di competenza la certificazione dei crediti acquisiti dagli iscritti. Non è tutto. «I contratti collettivi nazionali di lavoro per il personale dipendente e convenzionato individuano specifici elementi di penalizzazione, anche di natura economica, per chi nel triennio non abbia conseguito il minimo di crediti formativi stabiliti dalla Commissione nazionale per la formazione continua». La Commissione ha “addolcito” la pillola in questi mesi consentendo a tutti i professionisti sanitari non in regola con i crediti del triennio 2014-16 di completarli entro questo triennio; ma a sua volta i fabbisogni di questo triennio 2017-19 vanno completati tutti, e dunque si è consentito il riconoscimento di crediti individuali anche a fronte dell’aver svolto attività di ricerca scientifica (pubblicazioni scientifiche e sperimentazioni cliniche); tutoraggio individuale; formazione all’estero. Ed è stata portata dal 10 al 20% la percentuale di crediti consentiti sul fabbisogno totale ottenibili attraverso l’autoformazione. Si è infine provveduto ad esentare dall’Ecm «gli iscritti agli albi in pensione che esercitano saltuariamente l’attività professionale».
La Fnomceo chiede agli Ordini provinciali di invitare subito gli iscritti a consultare la propria posizione ECM, collegandosi all’area riservata Cogeaps e registrandosi (http://application.cogeaps.it/cogeaps/login.ot) e ricorda come sia possibile inserire i crediti mancanti in apposita area allegando titolo degli eventi frequentati e ancora non inseriti, autocertificazione, scansione del documento di riconoscimento e dell’attestato rilasciato. E’ ancora prematuro invece capire come verranno comminate le sanzioni dagli ordini, se e in che misura potranno essere attenuabili, quale sarà la notorietà delle penalizzazioni rispetto agli iscritti e come le commineranno gli ordini. In merito, il Presidente Fnomceo Anelli ha rilasciato fin qui una dichiarazione interlocutoria. «La nuova commissione nazionale per la formazione continua in realtà si è appena insediata, la linea d’azione da tenersi sarà valutata nelle successive sedute». Il pool tecnico-legale Consulcesi intanto sta ricevendo molte richieste di informazioni su come evitare le sanzioni (secondo stime a spanne potrebbe essere un 20-30% la percentuale di medici non del tutto in regola con i crediti) «e per tutelarsi dalle denunce di malpractice sempre piu’ collegate al mancato aggiornamento Ecm», come ricorda il presidente Massimo Tortorella. «Per questo abbiamo creato uno Sportello Informativo: nostri esperti sono a disposizione gratuitamente al nostro numero verde e sull’area riservata del sito. Riteniamo che il nuovo corso inaugurato da Fnomceo non sia un giro di vite ma l’occasione per evitare che l’eccellenza e la credibilità della sanità italiana siano messe in discussione per quei pochi medici che non si aggiornano».

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