Caro Presidente, lo sdegno e la rabbia che mi assalgono, ma anche lo sconforto ed il senso di impotenza, sono molto forti nell’apprendere dell’ultimo, orribile, episodio di violenza perpetrato ai danni di una donna, una Collega che ha avuto, come unica colpa,quella di essere in turno a svolgere il suo servizio di Guardia Medica.
Sappiamo tutti che il Medico di Continuità Assistenziale rappresenta, durante le ore notturne, l’avamposto della Sanità sul territorio e che, per la natura del suo ruolo, è predisposto ad accogliere, sicuramente, e a soddisfare, per quello che gli compete, le richieste di ogni cittadino in termini di bisogno di salute. Tuttavia, ad ogni nuovo episodio di cronaca che riguarda il Medico, ed in particolare il Medico di Continuità Assistenziale, ci si rende conto (ma non lo scopriamo adesso) di come egli sia vulnerabile. Rivedo con la mente le sedi di Continuità Assistenziale in cui ho svolto servizio: molto spesso isolate, talvolta sporche ed indecorose, molto spesso fornite di una porticina priva di spioncino, che viene aperta “a fiducia”, e poi richiusa alle spalle della persona che si ha di fronte con altrettanta fiducia che si tratti di un paziente e non di un malintenzionato. Perché il punto è proprio questo: una volta che quella persona, che riteniamo sia bisognosa di aiuto, è entrata in ambulatorio (e talvolta non viene da sola), la porta si chiude e si resta letteralmente isolati. Quante volte abbiamo dovuto chiedere a familiari, fidanzati, mariti di accompagnarci al lavoro (e restare con noi) per permetterci di svolgerlo? E allora ripenso con tristezza alle Colleghe ed ai Colleghi che,anche da noi in Molise, sono stati vittime di aggressioni durante il servizio, quel servizio che stavano svolgendo per il bene della Collettività, e mi rendo conto che quegli episodi che sarebbero potuti essere un chiaro, allarmante, segnale da tener ben presente e da cui partire per migliorare concretamente le condizioni di lavoro, siano poi stati ignorati, siano finiti nel dimenticatoio, almeno fino ad un successivo caso clamoroso che li rende nuovamente, e forse ancora inutilmente, attuali.
Penso che sia da tanto finito il tempo in cui si possa continuare a sperare che vada sempre tutto bene e che non accada mai niente di male durante i turni. Cosa altro deve succedere per cambiare? La Continuità Assistenziale deve necessariamente essere ripensata, riorganizzata sul territorio, presidiata; in altre parole: deve essere protetta!
Io non so, caro Presidente, se questo sia un compito che spetta principalmente all’Ordine, ma so per certo che il bisogno di sicurezza è un bisogno importante almeno quanto quello di salute: non si può ulteriormente tollerare la possibilità (che già si è tradotta in fatti concreti) che l’ambulatorio di Continuità Assistenziale, che deve essere necessariamente aperto a tutti, possa ancora essere un luogo dove può succedere di tutto. Rendiamo più sicuri i luoghi del nostro lavoro, a cui dedichiamo tanta parte del nostro tempo e della nostra energia!
Antonietta Anna Perrella
Nel condividere e ribadire lo sdegno per l’esecrabile episodio occorso a Trecastagni, voglio rassicurare tutti i colleghi e le colleghe comunicando che ci siamo gia’ attivati, chiedendo un incontro alla Regione e alla ASReM su tale emergenza. Gia’ da tempo, in accordo con l’OMCeO di Bari, abbiamo sposato questa e altre cause condividendone pubblicamente anche i messaggi mediatici come il manifesto qui sopra.
Mettere in atto tutto cio’ che e’ necessario per garantire la sicurezza dei Medici di Continuità Assistenziale Molisani e’ condizione essenziale e irrinunciabile per la tutela della incolumità fisica e pschica degli operatori di C.A. e obbiettivo primario per chi Vi scrive
Il Presidente OMCeO Campobasso
Carolina De Vincenzo

































Massimo rispetto e comprensione per i colleghi di Continuità Assistenziale ex ‘Guardia Medica’, lavoro che quasi tutti noi abbiamo svolto all’inizio della nostra attività lavorativa. Specialmente per noi donne medico, sole, disarmate, di notte, nei posti più nascosti dell’entroterra. Paure e preoccupazioni che noi tutti conosciamo e condividiamo con la cara collega. Un lavoro ormai anacronistico, frutto di una politica sanitaria che non riesce a realizzare quell’evoluzione professionale sancita ormai da anni nei vari contratti di lavoro, rielaborati, trasformati, riproposti e mai realizzati.
Brava Antonella, io sono pienamente d’accordo! Io, in prima persona ebbi un episodio importante di molestia in gm, chiamai i carabinieri che mi risposero di arrangiarmi, ci fu anche un processo, in cui il giudice espresse il suo disgusto per tale comportamento, ma non fu fatto nulla, come sempre! Tant’ che tempo dopo un collega venne ferito dallo stesso molestatore. Veniamo trattati dalla categoria “dirigenziale” come zeri, come nullità! È vergognoso che nel 2018 ancora ci si debba battere per la propria dignità,e sicurezza.
Grazie Antonella per le osservazioni, la denuncia e per l’opportunità di riflettere insieme.
Fino al 1989 la “Guardia Medica” è stata la mia attività principale e per migliorarla mi sono battuto e impegnato fino alle mie possibilità. Notti passate in condizioni pietose in ambulatori fatiscenti per accontentare egoismi di campanile. Diciamo ora basta e lo dicevamo anni fa. Nel precedente triennio più volte il consiglio è intervenuto con decisione verso le amministrazioni e l’ASREM per imporre maggiore attenzione onde evitare orrori di tal genere e concedere dignità, FINALMENTE, a chi opera per la salute di tutti in presidi periferici. Ma ….TUTTI compatti dobbiamo fare di più.