A qualche settimana dall’insediamento del neoeletto Consiglio dell’Ordine, nei giorni 31 marzo, 7 e 15 aprile, il Presidente dell’OMCeO, Pino De Gregorio, ha voluto incontrare i Direttori Responsabili e i Facenti funzioni delle UU.OO. d’area medica, chirurgica e servizi degli ospedali di Campobasso e Termoli, nell’intento di raccogliere le criticità percepite e riscontrate in questi ultimi mesi di pandemia ed elaborare strategie condivise per superare le difficoltà di tutti gli operatori.

L’analisi della situazione con i partecipanti agli incontri ha fatto emergere una serie di criticità: la prima preoccupazione, unanime, riguarda la grave carenza degli organici che rischia di compromettere l’efficienza e l’efficacia delle prestazioni assicurate, in un periodo di grave emergenza, solo grazie all’abnegazione e al senso di responsabilità di tutto il personale.

L’Ospedale “Cardarelli”, che rimane l’HUB di riferimento regionale per le patologie “tempo-dipendenti, non ha un organico idoneo di specialisti e di infermieri per soddisfare la richiesta di prestazioni proveniente dal territorio. In particolare, la cronica carenza di anestesisti compromette ogni giorno la realizzazione del programma chirurgico e lo smaltimento delle liste di attesa, che hanno subìto un ulteriore allungamento: i pochi specialisti tuttora in servizio sono occupati pressoché esclusivamente nell’assistenza dei pazienti Covid e in interventi di sola emergenza.

La riorganizzazione dei posti letto, necessaria per poter accogliere i pazienti affetti da COVID, ha determinato una loro riduzione soprattutto nei reparti chirurgici, con conseguente impossibilità di ricovero per interventi elettivi e drastica riduzione dell’attività diagnostica e terapeutica per pazienti non affetti da COVID, il tutto aggravato dalla mancata autorizzazione a eseguire la diagnostica sierologica SARS-COV-2 al di fuori del laboratorio dell’Ospedale Cardarelli, come a esempio a Termoli.

L’impossibilità di garantire prestazioni in tempi accettabili ha determinato l’incremento della migrazione sanitaria “chirurgica” verso strutture fuori regione, con un calo senza precedenti degli interventi di elezione tra il 60 e l’80%. Il progetto aziendale di indirizzare gli interventi chirurgici non urgenti verso gli Ospedali Spoke di Isernia e Termoli non ha trovato di fatto concreta attuazione, per mancanza dei necessari provvedimenti autorizzativi e di iniziative idonee a superare le ovvie criticità dei percorsi, considerato che l’esecuzione di un intervento chirurgico in altra sede richiede continuità assistenziale nella stessa sede per tempi anche lunghi.

Il sottodimensionamento degli organici in quasi tutti i reparti, ridotti anche per la fisiologica fuoriuscita generazionale, mai colmata da concorsi o incarichi prolungati, ha reso massacranti le condizioni di lavoro del personale in servizio. Una grave criticità, frequentemente segnalata, è il blocco dei concorsi di Direttori di UOC, con l’affidamento del ruolo apicale a Facenti funzione, anche per lunghissimi periodi.

Le criticità nell’assistenza hanno creato nei cittadini pazienti una sensazione di timore e sfiducia, che di fatto gli fa disattendere i programmi di prevenzione e la cura delle patologie cronico-degenerative; questo rappresenterà, nel prossimo futuro, un problema sanitario anche maggiore del COVID.

In aggiunta, le intollerabili campagne che da alcuni anni propongono iniziative giudiziarie a carico degli operatori sanitari quasi come discount, hanno contribuito a deteriorare sempre più la figura del medico: dopo il breve periodo di esaltazione della nostra professione nella prima, drammatica fase di pandemia, si è tornati ben presto a considerare la classe medica come la responsabile dei disservizi e degli errori di programmazione che il COVID ha posto drammaticamente all’attenzione del Paese.

Il Consiglio dell’Ordine, nel ringraziare tutti i colleghi che hanno partecipato agli incontri, sulla base di quanto rappresentato, promuoverà campagne di sensibilizzazione della popolazione per rimarcare la differenza tra organizzazione ed erogazione delle cure, per rassicurare i cittadini sulla validità delle scelte terapeutiche operate dai professionisti della Salute, anche e soprattutto in queste drammatiche circostanze, e ristabilire quel clima di fiducia indispensabile nella relazione di cura.

Ai nostri colleghi tutti che, quotidianamente da oltre un anno, con abnegazione e gravosissimo impegno tengono in piedi la Sanità regionale, va tutto il riconoscimento e la vicinanza dell’Ordine, assieme a un sentito profondo cordoglio per chi ha pagato con la vita la difesa della Salute collettiva.

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