Per il presidente CAO Campobasso “non tutto sarà come prima” a cominciare dal come verrà considerata la sicurezza nello studio da paziente ed operatore. L’invito è di lavorare su questo aspetto


Egregio Direttore,

sono fiducioso riguardo ad una risposta alle richieste di sussidio che giungono dalla nostra martoriata professione. Questa convinzione deriva dal fatto che avendo l’Europa sospeso gli stringenti vincoli economici comunitari, il Governo italiano dovrebbe essere più disponibile verso gli Enti di previdenza e assistenza che controlla e vigila. Tra questi il Nostro che, da tempo assediato, rivendica la possibilità di agire a favore della categoria ma lamenta lacci operativi e minacce di commissariamento.  Insieme ad altri colleghi, cui sono grato per il costante confronto e il basso tasso di polemica, abbiamo condiviso informazioni, considerazioni, riflessioni e intrapreso azioni che sicuramente hanno ingenerato stimolo in questa direzione. 

Ma non è questo il punto per noi Odontoiatri. 

Il ricorso al sussidio di Stato o la cassa integrazione per i nostri dipendenti non cambieranno la nostra condizione. Nessuno di noi può supporre che da un giorno all’altro ritorneremo alla vita e alle attività di prima. Quello che più da vicino ci riguarda, e che si è interrotto, è più sostanziale e riguarda qualcosa di profondo, irrinunciabile: la sicurezza dell’ambiente in cui si erogano le prestazioni sanitarie

L’eco emotiva che proseguirà oltre la risoluzione della pandemia non cesserà improvvisamente. Non ci sarà un clik day in cui si spegneranno i timori all’avvicinamento così intimamente introdotti.

Se occorrerà del tempo per abbracciarci, per stringerci di nuovo le mani, per rimuovere quella diffidenza così radicata, come potremo tornare facilmente a lavorare noi, tutti operatori a stretto contatto, impossibilitati allo smart working e legati ai nostri pazienti da rapporti altamente fiduciari? 

E ancora, quanto peserà il costo di questa emergenza su una già traballante economia che, ormai da tempo, limita il potere di acquisto e allontana una gran parte della popolazione dalle cure odontoiatriche? 

E’ giunto dunque il momento di variare il punto di vista e dirigere la bussola verso percorsi innovativi che necessiteranno inevitabilmente di nuove e più cospicue energie organizzative ed economiche. E’ presumibile che il mondo della ricerca scientifica e l’industria del settore ci verranno in aiuto ma occorre da subito prendere coscienza del problema e affrontarlo con decisione.  Sarebbe utile, indispensabile direi, che l’Istituzione che ci rappresenta e le Organizzazioni Sindacali concordassero precocemente Tavoli e Commissioni sull’argomento in modo che, il più unitariamente possibile, vengano suggerite e tempestivamente indirizzate, misure da adottare nei singoli studi prima ancora che ci vengano sommariamente imposte dalle autorità governative.  

Non sarà difficilissimo.

Siamo abituati a sistemi di disinfezione, monitoraggi biologici, procedure chirurgiche. Ma tutto ciò dovrà essere implementato. Dovremo curare con maggiore attenzione il sistema idrico del nostro riunito, l’aria dei nostri compressori, i reflussi delle nostre turbine, l’uso di DPI più evoluti oltre che la gestione degli appuntamenti e la depurazione della sala d’attesa.  

E, soprattutto, dovremo spiegarlo con precisi dettagli ai nostri Pazienti. Forse più accuratamente di quanto descriviamo gli specifici trattamenti. Questo per rimuovere quella pericolosa incertezza che chiaramente avvertiamo nelle “chiamate di cortesia” che stiamo dedicando loro per dimostrare la nostra vicinanza e per rassicurare su una non lontana ripartenza.

Mimmo Coloccia, Presidente CAO Campobasso

http://www.odontoiatria33.it/lettere-al-direttore/19164/pensiamo-al-futuro-e-cominciamo-ad-ipotizzare-come-erogheremo-le-prestazioni-odontoiatriche.html

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