PizzaGentile direttoreattraverso questa rubrica vorrei rispondere “direttamente” a quanto scritto da Ivan Cavicchi nel suo ultimo intervento sul comma 566. Caro Ivan, mah! È proprio destino che ogni volta che chiedi alla Fnomceo di “battere un colpo” ne segua il silenzio dei suoi vertici e finisce che ti rispondo io che, della Fnomceo, sono un mattoncino piccolo piccolo: un 106esimo, uno dei 106 Consiglieri Nazionali di diritto poiché presidente di un Ordine, quello di Bologna.

Nel tuo grandemente apprezzabile articolo “Comma 566. E’ una “schifezza”. Ma non va abrogato” (non sono d’accordo, dovrebbe essere immediatamente abrogato) ti rivolgi a noi dici “Da ultimo amici medici non vogliatemene ma ve lo devo dire come mi viene: dovete chiedere alla Fnomceo di scendere apertamente in campo. E’ mai possibile che su una questione che richiama i fondamenti della professione a tutt’oggi manchi un’interpretazione autorevole   da parte della vostra massima autorità professionale e che tutta la partita sia di fatto delegata ai sindacati?”

Hai ragione non è pensabile che  “a tutt’oggi manchi un’interpretazione autorevole   da parte della“nostra”massima autorità professionale”.

Forse però non sai che presidenti di vari Ordini, ne cito alcuni a memoria Milano, Lucca, Piacenza, Ferrara, Latina, Trieste, Salerno hanno rivolto un pressante appello al presidente del Comitato Centrale (CC) affinché sul famigerato comma 566 ci fosse una dura presa di posizione di contrasto da parte della Fnomceo. Non è accaduto nulla, o quasi. Si è avuta una lettera a firma del CC, diramata a tutti gli Ordini, in cui si faceva un po’ di cronistoria e si concludeva che si doveva (in Senato) votare un testo della legge di stabilità “inemendabile” (comprensivo dunque dell’inviso comma) e che comunque il CC si rifiutava di partecipare alla cabina di regia poiché era del tutto contrario al succitato comma.

E’ partita una mia lettera a tutti i presidenti lamentando che di questa contrarietà non si era mai avuto sentore ma che era benvenuta e che comunque si vorrebbe sapere da quando questa contrarietà si era espressa e, ancora, se il CC si era avveduto che il suo presidente invece era d’accordo e votava il famigerato comma 566. Cosi, il Sen. Amedeo Bianco ha votato quel comma.

Ebbene cosa vuoi che dica ora. Dirà che il testo era “inemendabile”. Finché abbiamo questo enorme conflitto di interesse tra un senatore ed un presidente di CC non c’è nulla che possa accadere in favore della professione. Prevale un interesse di partito. Per fortuna stiamo per liberarci di questo problema: domenica scorsa all’Ordine di Bologna si sono riuniti venti presidenti di Ordine provenienti “dalle Alpi alle Piramidi” (in tutti i sensi anche sindacale, cioè di ogni schieramento) ed hanno dato mandato a Salvatore Amato, presidente dell’Ordine di Palermo di prendere contatto con ogni espressione della nostra professione, sindacale e ordinistica, per formare un CC finalmente rappresentativo di tutte le diverse tendenze ma con un intento assolutamente unitario e volto alla difesa dell’autonomia della nostra professione. Vedremo cosa saremo capaci di fare. Il 20-22 marzo prossimi si vota per il rinnovo del CC.

Caro Ivan, ci conosciamo da tempo e siamo amici: ormai lo sanno tutti e si sa che abbiamo anche idee qualche volta diverse sullo stesso argomento. Questo che ci rimproveri, per esempio, cioè la difesa di “una astratta leadership e un metafisico atto medico…”.
Vedi Ivan quello che tu definisci “metafisico” è in realtà un qualcosa di non metafisico, è immanente ma “impalpabile”.

Perché impalpabile è tutto il processo intellettuale, frutto di studi ed esperienze sul campo, che si traduce poi in un atto concreto: l’atto della cura, della diagnosi, della valutazione prognostica, dell’astinenza dall’atto concreto esso stesso atto medico di notevole valore e complessità. Vedi è più difficile astenersi dal compiere un atto concreto che compierlo se ritenuto fondatamente non ottimale. Quello che ti dico lo capiscono i medici: per gli altri è pressoché incomprensibile.

Sono d’accordo che dobbiamo “co-evolvere” con le altre professioni che collaborano con noi alla salvaguardia della salute. Ogni dieci anni il 50% del nostro bagaglio di conoscenze diviene obsoleto: è la nostra sfida continua e dovremmo essere lasciati in pace ad aggiornarci continuamente ed invece dobbiamo contrastare invasioni quasi barbariche: economicismo, intromissioni di altre figure nell’atto medico. Ma credi veramente che i pasdaran di queste altre professioni abbiano gran seguito? Posso assicurarti che non è così e pensa che alle spalle ho oltre 40 anni di attività professionale a strettissimo contatto con infermieri, tecnici, biologi, fisici: mai avuto un contrasto e sempre avanti con rispetto reciproco. E credo di poter dire che siamo concretamente “co-evoluti”. Temo che un certo rivendicazionismo, nell’ambito dei queste professioni, nasca da cose diverse da quelle che si dicono: ogni tanto si sente dire “ma di avanzamento economico quando se ne parlerà?”

Non conosco il sottosegretario On.le De Filippo di cui parli nel tuo articolo; conosco il ministro Lorenzinaccanto al quale ho passato recentemente all’Ordine di Bologna una interessante ora e mezza di discussione con tutti i rappresentanti degli Ordini e Collegi della nostra provincia, oltre che con i direttori scientifici e generali della Città. Al ministro Lorenzin, nei cui confronti nutro grande rispetto e simpatia, mi sentirei di suggerire di mettere, almeno per ora, in “stallo” il comma 566 ed aprire un dialogo con le componenti ordinistiche della professione: intendo i presidenti di Ordine per ora, almeno finché non sia esaurito il conflitto di interesse che attualmente insiste al vertice della Fnomceo.

Giancarlo Pizza
Presidente Omceo Bologna

Quotidiano Sanità

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