Ha voluto sondare l’evoluzione attuale del contenzioso medico-paziente e del ruolo svolto in esso dalla magistratura l’autore di “Giustizia e Sanità”, un interessante testo pubblicato di recente da Lithos Edizioni. Diego Celi, chirurgo, ha affrontato uno dei temi più scottanti della medicina contemporanea. E lo ha fatto mettendo sotto la lente d’ingrandimento tutte le variabili in gioco: la responsabilità sanitaria, il rischio clinico, la medicina difensiva. Per giungere al rapporto tra giustizia, moralità e pregiudizio;  fino a cercare di comprendere e valutare l’influenza della stampa o il subdolo fenomeno della speculazione.

Diego Celi è stato capo dipartimento chirurgico presso l’azienda Papardo-Piemonte (ME), è autore di 220 pubblicazioni e 8 monografie scientifiche ed ha scritto numerosi saggi, testi biografici e romanzi storici. E’ inoltre vincitore del premio Ruggeri della Società Italiana di Chirurgia e di molteplici altri riconoscimenti che premiano una passione coltivata durante e dopo gli anni di servizio sanitario.

“Il mutamento della società ha esaltato la precarietà, esacerbato il malessere, sviluppato apatia, acredine e rivalsa – introduce l’autore –  Il contenzioso medico-legale, divenuto ormai intollerabile, è di questa precarietà lo specchio. Giustizia e Sanità non si propone di essere una somma giuridica né ambisce a sanare questa ferita aperta. Ha invece voluto analizzare le vere cause di questo conflitto così preoccupante”.

E la prefazione è stata affidata ad Ermanno Ancona, professore emerito di Chirurgia generale dell’Università di Padova con alle spalle una carriera professionale di spicco, 6 monografie e oltre 700 pubblicazioni scientifiche.  “Non è che i medici negli ultimi anni stiano sbagliando più di prima – afferma Ancona – E’ il contenzioso medico legale che è in aumento esponenziale, dettato da due fattori principali: il primo è il malinteso concetto di diritto costituzionale alla salute, inteso come diritto alla guarigione, e il secondo è il desiderio di monetizzare ogni piccolo o grande evento avverso terapeutico attraverso l’intervento della magistratura”.

In realtà, spiega Ancona, nel 90 per cento dei casi l’esito del giudizio non riconosce alla fine una colpa medica, ma comporta una serie di conseguenze sulle quali occorre riflettere: come risarcire davvero il medico che intanto viene esposto, come indagato, alla pubblica riprovazione? E soprattutto: come mettere in salvo il rapporto di fiducia tra medico e paziente così importante per la tutela della salute?

L’esercizio dell’arte medica è gravoso e richiede serenità: è questo il presupposto sottolineato dallo stesso autore che non rinuncia a proporre possibili strade da percorrere affinché il facile contenzioso non diventi ostacolo al raggiungimento della miglior cura possibile per ogni paziente. Il libro, insomma, porta all’attenzione del lettore il delicato e difficile rapporto tra giustizia e medicina, fornisce utili informazioni e può essere apprezzato non soltanto dalle professioni direttamente interessate. Nella citazione di un anonimo la sintesi da raggiungere: la medicina è fallace, la giustizia non è un dogma.

Antonella Iammarino

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