Sabato 31 ottobre 2015, a Piacenza, si è svolto il convegno «Il certificato medico tracertezze e incertezze di un atto dovuto», organizzato dall’OMCeO di Piacenza con la collaborazione scientifica della Società Bio-Giuridica Piacentina e patrocinato dalla FNOMCeO.

L’atto di certificazione è una delle attività più delicate della professione, con risvolti attinenti l’ambito medico legale,assicurativo, previdenziale: i fatti accertati come veri acquisiscono infatti rilevanza giuridica, e il medico è tenuto a conoscere gli elementi giuridici e deontologici del caso. A tutela del paziente e di se stesso.

Numerose le riflessioni emerse dal dibattito, cui hanno contribuito i relatori Umberto Genovese (Ordinario Medicina Legale, Milano), Claudio Zauli (Primario medico legale INPS, Genova),Patrizio Rossi (Dirigenza nazionale INAIL), Giovanni Lombardi (Direttore U.O.Medicina del Lavoro AUSL Piacenza), Anna Maria Greco (Direttore U.O. Medicina Legale AUSL Piacenza), Marcello Valdini (Medico-legale. Presidente della Società Bio-Giuridica Piacentina), e Roberto Fontana (Sostituto Procuratore della Repubblica, Piacenza).

Al presidente dell’OMCeO di Piacenza, dott. Augusto Pagani, la redazione ha posto alcune domande a posteriori.

Il Convegno ha raccolto i contributi di diversi relatori che hanno analizzato la pratica della certificazione sotto diversi punti di vista. Quali sono le principali linee direttive emerse dal discorso?

Non possono essere indicate direttive diverse dal rispetto della Legge e del Codice di deontologia medica e dei criteri di verità, diligenza e prudenza.

Poiché l’atto della certificazione medica deve essere svolto con estrema prudenza e impropriamente si presta ad essere sottovalutato, Lei ha annunciato la volontà di distribuire un “vademecum della professione”. In che cosa consiste?

Negli anni scorsi abbiamo lavorato alla produzione di un “Vademecum della professione” nel quale sono state trattate in modo sintetico e pratico, ma necessariamente non esaustivo, le più comuni attività medico legali: la ricettazione, la certificazione (malattia, infortunio di lavoro, idoneità sportiva), la denuncia di malattia infettiva, la segnalazione di reazione avversa, il referto, il rapporto e la obiezione di coscienza.

Non abbiamo aggiunto nulla a quanto è scritto nel Codice deontologico e nelle legislazione nazionale e regionale, ma anzi abbiamo cercato di facilitarne la lettura e la conoscenza, convinti che il rispetto delle regole ed il dialogo fra colleghi non possa che migliorare i rapporti fra di noi e con gli assistiti, riducendo i contenziosi legali ed i provvedimenti disciplinari. Il lavoro è ormai completato, e dopo un’ultima rilettura sarà pubblicato e pubblicizzato.

In che modo ritiene che il tema della certificazione e le criticità correlate possano inserirsi nel dibattito di politica sanitaria che sta animando l’attuale mobilitazione?

La sanità è una delle priorità per ogni nazione e per ogni governo, per motivi umani, sociali, politici ed economici. La responsabilità della programmazione e della gestione della sanità pubblica è dei politici, non dei medici. Ciascuno però deve fare la propria parte, al servizio del bene comune, nella ricerca e nella realizzazione di un sistema efficiente, equo e sostenibile. Questo significa che bisogna fare tutto il possibile per eliminare gli sprechi e per migliorare i servizi, consapevoli che non tutto può essere offerto a tutti gratuitamente. Nessuna nazione se lo può permettere, non solo l’Italia. Nessuno può pretendere di ottenere gratuitamente prestazioni non essenziali, perché il costo di queste prestazioni riduce la possibilità di offerta di quelle essenziali. Questo vale anche in ambito amministrativo, con la richiesta ad esempio di certificazioni mediche che potrebbero essere abolite e sostituite da autocertificazioni, ad esempio per le malattie brevi, per idoneità ad attività ricreative o lavorative che non comportano alcun reale rischio per la salute individuale e pubblica, per giustificazione di assenze scolastiche o di mancata partecipazione ad un viaggio. È necessario che ciascuno si prenda la propria parte di responsabilità, e che impari a farlo rispondendone in prima persona senza lo scudo di un certificato medico inutile, che è esso stesso vilipendio della professione. Anche per questo sarò a Roma in occasione dello sciopero.

Condividi: