Il 52% degli studenti liceali che hanno partecipato al test, dopo aver completato il percorso biomedico triennale, sono entrati a Medicina. Una percentuale ben più alta della media nazionale, che si assesta intorno al 21%.

È questo solo il più eclatante tra i risultati del primo triennio di sperimentazione del progetto ‘Biologia con curvatura biomedica’ che, messo in campo nel 2017 grazie a un protocollo d’intesa tra il Miur e la Fnomceo, la Federazione degli Ordini dei Medici, ha visto ora il primo blocco di studenti diplomarsi e poi partecipare ai test d’ingresso a Medicina.

Altro obiettivo raggiunto, forse ancora più importante, è che, dei 1749 studenti che hanno intrapreso il percorso tre anni fa, uno su due si è ritirato – per la gran parte durante il primo anno – perché ha acquisito la consapevolezza della mancata attitudine alla professione. E, degli 863 alunni che lo hanno completato, solo 510 – vale a dire il 60% – hanno poi provato il test. 263 di loro sono riusciti a entrare a Medicina, altri sono in graduatoria. Il 52%, come già detto, con punte del 90-100% in alcuni istituti. Un grande risultato, secondo la FNOMCeO, che pensa, ora, a istituzionalizzare il percorso.

Ricordiamo che il nostro Ordine partecipa al progetto, con l’Istituto Alfano di Termoli, dal 2018 e siamo adesso al III anno.Per tale progetto formativo, come già avvenuto negli anni precedenti, potranno essere attribuiti ai docenti medici coinvolti crediti formativi ECM in tipologia di autoformazione, quale riconoscimento per l’impegno dedicato all’attività formativa che verrà svolta nell’ambito del suddetto percorso di orientamento-potenziamento.

“I dati parlano chiaro e sono i testimoni del successo di questo progetto – spiega il Segretario generale, Roberto Monaco, responsabile del progetto per Fnomceo – L’obiettivo che ci proponiamo adesso è quello di un Liceo ad indirizzo biomedico, che consentirebbe, in maniera normata, di garantire le vocazioni attraverso un percorso di qualità. Nell’ambito del quale, venga opportunamente formalizzato il ruolo degli esperti medici”.

Il progetto, nato da un’idea di Giuseppina Princi, Preside del Liceo Leonardo Da Vinci di Reggio Calabria, diventato poi istituto capofila, e portato avanti insieme al presidente dell’Ordine dei Medici territoriale, Pasquale Veneziano, coinvolge attualmente 103 Ordini e più di 160 istituti tra licei classici e scientifici.  Quasi 20mila gli studenti partecipanti, oltre 2500 i medici che hanno sinora offerto le loro competenze. Prevede, a partire dal terzo anno dei licei, un indirizzo ‘biomedico’, extracurriculare, che accompagna gli studenti verso le facoltà di area medica, dando modo di auto-valutare le proprie motivazioni e inclinazioni: centocinquanta ore complessive, spalmate sui tre anni, di insegnamenti aggiuntivi, tra lezioni frontali, tenute dai docenti di biologia, lezioni pratiche, con i medici delegati dall’Ordine, e visite ‘ sul campo’, ad ambulatori, ospedali, laboratori di ricerca, studi specialistici.

Il senso del progetto è quello di mettere insieme due indicatori fondamentali del grado di civiltà di un Paese: la salute e l’istruzione – spiega ancora Roberto Monaco -. Abbiamo costruito, insieme al Miur, un percorso formativo da cui questi ragazzi escano non solo con la preparazione adeguata per poter affrontare il test di Medicina ma soprattutto con la concezione di cosa voglia realmente dire fare il medico. Di quali sacrifici, ma anche di quali impareggiabili gratificazioni, sia costituita questa Professione”.

Questo è importante per diversi motivi – continua -: innanzitutto per dare un aiuto concreto ai nostri giovani, che saranno i cittadini del futuro, i professionisti del nostro domani. E noi, per il nostro futuro, vogliamo un Paese pieno di professionisti preparati e che abbiano la percezione di cosa significa fare il medico. Ne eravamo convinti tre anni fa; ne siamo tanto più certi ora, dopo la drammatica lezione che la pandemia di Covid ci ha impartito”.

“Se le competenze si acquisiscono sui libri, poi la professione non si pratica sui libri – e tantomeno sul web – ma sulle persone, con la loro storia, la loro sensibilità, il loro vissuto, la loro famiglia – aggiunge Monaco -.  Il medico deve poter offrire il massimo della sua professionalità a chi ne ha bisogno, nei momenti più difficili della sua vita. E questa capacità non si insegna con la teoria ma si trasmette comunicando la passione per questa Professione, difficile e bellissima”.

“Il liceo biomedico è dunque la miglior risposta a chi propone di abolire il numero chiuso a Medicina, perché permette agli studenti di capire, prima dell’accesso all’Università, se sono realmente portati e motivati per intraprendere questa strada. Senza perdere tempo in una facoltà che sarà poi abbandonata, rischiando oltretutto di abbassare, per l’eccessivo affollamento del primo biennio, anche la qualità dell’offerta formativa – conclude Monaco -.  Attraverso questo percorso, inoltre, i cittadini di domani, anche se alla fine sceglieranno di non fare il medico, avranno comunque imparato cosa significa essere medico, e quindi a rispettare chi svolge questa professione, il che costituisce il miglior deterrente contro quella violenza che purtroppo oggi esplode contro i professionisti della sanità”. 

È motivo di orgoglio registrare i risultati del percorso di biomedicina a conclusione di questo primo triennio, a testimonianza di una sperimentazione nazionale che è riuscita ad essere incisiva nella crescita formativa degli studenti orientandoli e potenziandone le competenze in ambito scientifico e sanitario – affermano Giuseppina Princi, Dirigente scolastica del Liceo Scientifico Leonardo Da Vinci di Reggio Calabria, capofila del progetto e Pasquale Veneziano, presidente dell’Ordine dei Medici della Provincia-. Considerati gli esiti e l’enorme interesse, siamo fiduciosi che venga istituzionalizzato il liceo biomedico e regolamentato l’accesso alle facoltà mediche attraverso una selezione meritocratica, che parta proprio dai licei biomedici.”.

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