Al Commissario ad Acta: Dott. Angelo Giustini
Al Sub Commissario ad Acta: Dott.ssa Ida Grossi
Al Direttore Generale ASReM: Dott. Gennaro Sosto
Al Governatore della Regione Molise: Dott. Donato Toma

L’OMCeO di Campobasso, in merito alla decisione della Struttura Commissariale della Regione
Molise e dell’Azienda Sanitaria di utilizzare, per l’ordinaria attività di servizio, medici specialisti
pensionati attraverso incarichi libero-professionali, per far fronte alle carenze di camici bianchi
negli Ospedali molisani, pur prendendo atto della natura eccezionale e temporanea di tale misura,
adottata dopo il fallimento delle normali vie di reclutamento del personale medico, esprime
grande preoccupazione e contrarietà a tale iniziativa, che, oltre a porsi in contrasto con la
disciplina di riferimento, appare inadeguata a contrastare efficacemente la situazione di criticità
degli organici, anzi pericolosa e pregiudizievole per la qualità dell’assistenza.
Lo strumento degli incarichi libero-professionali, infatti, non si presta a essere utilizzato per far
fronte agli ordinari fabbisogni di personale delle pubbliche amministrazioni in generale e delle
Aziende sanitarie in particolare, come costantemente sancito dalla Corte dei Conti sia in sede di
controllo che di giurisdizione contabile. E’ evidente, poi, che l’uscita dal lavoro incide
negativamente sull’efficacia delle prestazioni che i medici pensionati potrebbero offrire, dato che
l’esercizio dell’attività e l’aggiornamento professionale costituiscono elementi essenziali per la
qualità dell’assistenza medica. La soluzione, inoltre, è contraria ai principi basilari di
funzionamento degli ospedali pubblici, basati su turni di lavoro del personale rigidamente
organizzati ed equamente distribuiti, che non tollerano discriminazioni e penalizzazioni tra
dipendenti strutturati e liberi professionisti incaricati, chiamati a svolgere i medesimi compiti dei
primi. Senza contare le ricadute pregiudizievoli sul potere contrattuale delle giovani generazioni di
medici, che risulterebbe notevolmente condizionato dalla “concorrenza sleale” di contratti con
singoli di professionisti reclutati a basso costo.
Il ricorso, poi, a professionisti inseriti nelle graduatorie per la specialistica ambulatoriale per
coprire i turni ospedalieri, sebbene già adottato in alcune realtà, lascia perplessi gli Ordini
professionali, trattandosi di medici che non hanno seguito le normali modalità di accesso in
ospedale tramite concorso pubblico e pertanto potrebbero non possedere accertate competenze
per il lavoro in corsia, in urgenza, in sala parto o in sala operatoria. Così l’assunzione del personale
sanitario del 118 non può avvenire se non per quei professionisti che hanno svolto almeno cinque
anni di incarico in PS, anche saltuariamente, non in convenzione o in affiancamento per
tutoraggio.
Abbiamo in Italia circa 6.200 medici specializzandi iscritti all’ultimo anno del relativo corso, che
potrebbero partecipare, come è loro diritto, alle procedure concorsuali per l’ accesso alla dirigenza
del ruolo sanitario nella specifica disciplina: le loro opportunità potrebbero sfumare a seguito della
decisione di assumere pensionati, qualora le Aziende, in tempi brevi, non riaprissero anche a loro i
concorsi per posti vacanti.
Per la mancata o errata programmazione ci ritroviamo in tutto il Paese a non avere medici
specialisti, indispensabili per la stabilità del SSN e dei sistemi regionali: sono più di 10.000 i medici
intrappolati oggi nel cosiddetto ‘imbuto formativo’, dovuto al gap tra medici laureati e iscritti alle
Scuole di specializzazione e al Corso per la Medicina Generale, per un numero di posti
decisamente insufficienti per i bisogni del sistema sanitario. A lanciare l’allarme sono stati,
mercoledì scorso nell’ambito degli “Stati generali del giovane medico”, i giovani che hanno
presentato le loro proiezioni a condizioni invariate, cioè considerando costanti sia il numero degli
accessi al corso di studi, sia quello delle borse per le specializzazioni.
Occorrono maggiori risorse da investire per la formazione post lauream dei medici, da parte del
Governo ma anche delle Regioni, che devono programmare gli investimenti per la formazione in
base alle loro necessità; purtroppo il Molise è stata l’unica regione a non finanziare negli scorsi
anni alcuna borsa, nonostante i nostri accorati solleciti e, a distanza di un anno, non siamo ancora
riusciti a ottenere un appuntamento con il Presidente per parlare proprio di Formazione.
Lo scorso anno, come Ordine dei Medici, lanciammo una campagna con manifesti cittadini, ripresa
anche da organi di stampa e TV locali, che informava sul reale pericolo di essere curati nel futuro
da medici “centenari”. E’ questo il preludio del default del nostro servizio sanitario nazionale se la
Sanità non sarà messa ai primi posti dell’agenda politica e adeguatamente finanziata anche per la
formazione.
Oggi sempre meno medici, anche residenti in Molise, vogliono entrare nel SSN, che rischia dunque
il collasso: serve più attrattività per il pubblico, migliorando gli standard lavorativi, maggiori
garanzie per la sicurezza dei lavoratori, turni meno massacranti, adeguate risorse umane e
tecnologiche, maggiore meritocrazia, riduzione dell’influenza della politica nella scelta dei ruoli
apicali della professione.
In definitiva, serve adeguata programmazione degli strumenti ordinari di attività e intervento,
anche e soprattutto per coprire gli organici e assicurare l’erogazione dei livelli essenziali di
assistenza, evitando misure “tampone” che appaiono foriere di ulteriori problematiche e criticità.
Distinti saluti,
Dott.ssa Carolina de Vincenzo
Presidente OMCeO di Campobasso

Lettera dell’OMCeO alla Regione e alla ASReM.

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