Sono circa 22mila, secondo le statistiche CONI, gli atleti agonisti presenti nella nostra regione: ma in una situazione sanitaria già di per sé complicata, la medicina sportiva rischia di essere considerata l’ultima ruota del carro. Poche strutture, normative da aggiornare, tariffe improprie e liste d’attesa molto lunghe, sono i sintomi inequivocabili di come, in Molise, si prefiguri una fase di scarsa attenzione verso tutto quello riguarda la prevenzione e la tutela delle attività sportive. Per farci illustrare, nel dettaglio, qual è il reale stato della situazione e gli eventuali indirizzi programmatici previsti dalla Regione per il futuro prossimo, abbiamo intervistato il dottor Michele Laudizio, storica figura di riferimento per la medicina sportiva regionale, nonché delegato e rappresentante per la regione Molise della Federazione Medico Sportiva Italiana (FMSI).(Michele Colitti

Innanzitutto ringraziamo il dottor Michele Laudizio, delegato e rappresentante per la regione Molise della Federazione Medico Sportiva Italiana (FMSI), per aver accettato il nostro invito. Partiamo da quella che è la situazione attuale della nostra regione: quali sono le normative regionali riguardanti la tutela della salute degli sportivi molisani? Si percepisce una situazione di estrema confusione, di assenza di indirizzi e di programmazione.

Attualmente abbiamo due normative regionali di riferimento: la Legge R. n.5 del 1988 e la Delibera R. n.2810 del 1996, parzialmente attuate. Sono disposizioni che andrebbero senz’altro aggiornate, in quanto negli anni successivi, a livello nazionale, sono state approvate nuove ed importanti norme. Circa 13 anni fa, fu elaborata una proposta di legge regionale alla cui stesura partecipò anche il CONI e la FMSI regionali ma, purtroppo, rimase tale. Nel 2007, la nostra Federazione Regionale presentò una proposta organizzativa ed operativa in materia di tutela della salute degli sportivi, la quale fu fatta propria dal Piano Sanitario Regionale 2008-2010. Questo Piano non è stato attuato. In questi ultimi anni non abbiamo registrato nulla di nuovo, anzi la materia è ignorata a diversi livelli istituzionali, generando notevoli difficoltà negli sportivi, nelle società sportive e nelle famiglie degli atleti.

 Per quale motivo il Piano, al quale ha fatto riferimento, non è stato attuato?

La risposta è stata data dall’Assessorato competente, in questi termini: la Regione Molise essendo in piano di rientro dal disavanzo del settore sanitario, avrebbe dovuto ottenere l’approvazione del Piano da parte dei ministeri vigilanti, il così detto Tavolo Tecnico, il quale non si è mai espresso in merito.

Il Piano Sanitario Regionale 2008-2010 non è stato inserito nel comma 1 dellart. 11 della legge regionale n.34 del 2008 e il Tavolo Tecnico ha il potere di veto?

Esatto. Mi risulta, che tale comma, successivamente, sia stato abrogato dall’art. 31 della legge n.4 del 2016, a seguito del Decreto del Commissario ad Acta n.70 del 2015. Per la seconda domanda, non essendo un esperto di diritto, non sono a conoscenza se tra i poteri dei ministeri vigilanti vi sia anche quello a cui ha fatto riferimento. E’ una vicenda che andrebbe chiarita da figure competenti anche per dissolvere il dubbio di fondo: nel periodo 2008-2016 il comma abrogato, riferito al Piano 2008-2010, era vigente oppure no?

Come si è mossa la FMSI in questa impasse?

Ha sollecitato la Regione ad integrare, ad aggiornare le precedenti normative riguardanti la tutela della salute dello sportivo e della medicina dello sport. Inoltre, ha chiesto più volte la ricomposizione del Comitato di Controllo Regionale per la Medicina dello Sport, composto da diverse figure: uno Specialista in Medicina dello Sport, scelto tra quelli della Struttura Pubblica, un Funzionario dell’Assessorato alla Sanità Regionale, un rappresentante del CONI Regionale, uno della Federazione dell’Ordine dei Medici e uno e della Federazione Medico Sportiva Italiana.

Quali proposte concrete sono arrivate e quali situazioni emergenziali sono state individuate dal Comitato?

E stata chiesta l’eliminazione del pagamento di 14 euro per le certificazioni medico sportive agonistiche. Per i minori, in quanto la prestazione è gratuita; per i maggiorenni, in quanto dovrebbero pagare non un ticket ma una tariffa, come previsto dal Tariffario Unico Regionale per la Prevenzione. Sono venuto a conoscenza, in questi giorni, che nei distretti di Isernia-Venafro-Agnone e di Termoli-Larino, la prestazione di cui stiamo parlando è effettuata per i minori in modo completamente gratuito, cioè senza il pagamento degli improprie 14 euro. Questo però non avviene nel Distretto di Campobasso-Bojano.

 Se la normativa e l’ASREM sono uniche, perché queste differenze?

A mio giudizio mancano precise direttive ed una struttura unica regionale di riferimento.

Sembra che la tutela della salute degli sportivi e la medicina sportiva siano la cenerentola della prevenzione.

E’ quello che penso anch’io.

Quali altri problemi sono stati riscontrati sul territorio?

Quello delle liste di attesa, estremamente lunghe e che aumentano con il passare degli anni. Se le due normative regionali, citate all’inizio, fossero state applicate integralmente, non saremmo giunti ad una situazione così precaria, come lei ha constatato. Infatti queste disposizioni prevedevano delle Strutture, delle Unità Operative di Medicina dello sport articolate sul territorio regionale, operanti nei cosiddetti poliambulatori, con personale sanitario, apparecchiature, strumentario e quant’altro, adeguati all’entità  dell’utenza sportiva.

Queste strutture avrebbero consentito di accorciare le liste d’attesa, di rendere meno avventurosi e snervanti i controlli previsti?

Sicuramente, ne sono convinto. Altra causa per l’allungamento delle liste di attesa è stata la mancata sostituzione del personale andato in pensione.

Lo specialista in Medicina dello Sport, quindi, si trova privo di figure professionali indispensabili per svolgere regolarmente la propria attività?

Non credo di sbagliare, ma allo stato attuale mi risulta che il Medico dello Sport sia affiancato dal cardiologo per due ore alla settimana presso il Poliambulatorio di Termoli e per due giorni presso il Poliambulatorio di Campobasso. A Campobasso fino a qualche anno fa, i giorni  erano cinque. Una contrazione quindi del volume prestativo ridotto ad un terzo, a fronte di una richiesta certificativa sempre più elevata.

Perché fa riferimento al cardiologo, che c’entra questa figura con la certificazione medico sportiva?

Nella nostra regione, per la refertazione dell’ECG e delle prove da sforzo finalizzate alla certificazione medico sportiva agonistica, si fa riferimento al Decreto Ministeriale 18 febbraio 1982: «Norme per la tutela sanitaria dell’attività sportiva agonistica», il quale prevede che dette refertazioni debbano essere redatte dal cardiologo. Alcune regioni, negli anni successivi, hanno riconosciuto questa competenza anche allo specialista in Medicina dello Sport. La Regione Molise non si è mai pronunciata in merito.

Partendo da questa situazione di disagio, per il medico e per l’utente, entrano in gioco anche i centri privati ai quali ci si rivolge per evitare di aspettare mesi per una visita medico sportiva. Questo va a discapito della struttura pubblica?

E’ penalizzato soprattutto l’utente. Infatti, il minore, che potrebbe fruire di una prestazione gratuita presso la struttura pubblica o accreditata, è tenuto a pagare la prestazione effettuata presso uno studio privato autorizzato.

Accreditati e autorizzati alla certificazione medico sportiva agonistica non sono la stessa cosa?

Sono due cose diverse. L’accreditato è il medico o la struttura che operano in modo sussidiario, per conto del Servizio Sanitario, con il quale viene stipulato un contratto, una convenzione anche in termini economici. L’autorizzato è lo specialista in medicina dello sport o la struttura, che operano in regime libero professionale, ai quali, in forza dell’autorizzazione, viene riconosciuta la valenza pubblica, legale della certificazione redatta, della quale stiamo parlando. Ricordo, infatti, che questa fattispecie di certificazione è di competenza della Sanità Pubblica.

Nella nostra regione quante strutture accreditate e autorizzate di Medicina dello Sport vi sono?

Che io sappia, non esistono strutture accreditate di Medicina dello Sport. Non si conosce il numero dei medici o delle strutture autorizzate alla certificazione. Una richiesta del Presidente del CONI regionale, inoltrata all’Ente Regione, al fine di ottenere un elenco dei medici autorizzati alla certificazione medico sportiva agonistica per il Molise, non ha avuto adeguata risposta. Non poteva essere altrimenti, poiché la Regione Molise non possiede questo elenco, non conosce quanti e quali medici svolgono questa attività autorizzata.

Mi pare di capire che la situazione è molto approssimativa per quanto riguarda l’identificazione dei medici autorizzati.

E’ proprio così. L’autorizzazione certificativa regionale rappresenta una ulteriore criticità del sistema, messa in evidenza prima dalla FMSI Regionale e poi dal Comitato di Controllo Regionale. Infatti in circa un anno e mezzo, dal 2006 al 2008 la Regione Molise, in materia di autorizzazione, ha reiterato tre delibere con carattere generico e provvisorio. L’ultima delibera sarebbe dovuta decadere con l’approvazione del Piano Sanitario Regionale 2008-2010, ad oggi, a distanza di oltre nove anni, è ancora in essere. La storia di questo Piano l’ho accennata precedentemente.

In merito, cosa prevedono le altre regioni rispetto alla nostra?

L’autorizzazione prevista dalla nostra regione, come dicevo in precedenza, è molto generica, “anarchica”, non regolamentata, unica nel suo genere. Nelle regioni che hanno adottato questa modalità operativa, l’autorizzazione è personale, individuale, viene concessa dalla Regione dopo una verifica dei requisiti professionali, strutturali, tecnologici, organizzativi e di personale. Sono previsti: gli elenchi o un’anagrafe regionali dei medici autorizzati, un codice regionale identificativo per ogni medico. Sono fissate delle tariffe uniformi per evitare sleale concorrenza tra i medici autorizzati e tra questi e le strutture pubbliche o accreditate. Infine sono contemplati adempimenti vari, come rilevamenti statistici, segnalazioni ed altro ancora.

Questa mancanza di trasparenza può essere vista come un occhio di riguardo al “business” del privato?

Non credo, non ci sono i numeri perché si possa ipotizzare questo. Infatti, secondo i dati statistici del CONI nazionale, la Regione Molise ha circa 22.000 atleti agonisti. Invece, la mancanza di regole potrebbe alimentare il rischio che vi siano atleti che gareggino senza i previsti controlli sanitari, che le prestazioni non siano eseguite correttamente. La certificazione medico sportiva è una complessa prestazione clinica e strumentale che si conclude con un giudizio medico legale e non una semplice compilazione di un modulo. La FMSI ha sempre preteso che le certificazioni venissero eseguite in scienza e coscienza e nel rispetto della salute e della dignità dell’atleta.

Come potrebbe essere definita questa fase della Sanità Regionale per quanto riguarda la tutela della salute degli sportivi?

Lo dicevo all’inizio e lo ripeto: una fase in cui la tematica della tutela della salute degli sportivi è completamente ignorata dalle Istituzioni, a diversi livelli. Infatti non ho trovato riferimenti in materia: nel Piano Operativo Straordinario della Regione; nel Piano Sanitario Regionale della Prevenzione; nel Piano Operativo dell’ASREM. Ho l’impressione che questo delicato e importante aspetto di salute non  interessi figure istituzionali, se non in alcuni momenti “propagandistici” in cui si ripetono frasi, slogan sull’importanza delle tematiche di cui stiamo parlando, ma alla fine nessuna azione concreta. Quasi quotidianamente, poi, si registrano singoli malcontenti, proteste da parte degli utenti, delle famiglie, delle società sportive che però non sfociano in azioni collettive di denuncia o di pressione.

La FMSI è una Federazione tecnica del CONI, costituita da medici dello Sport, con notevoli competenze nel settore della salute degli sportivi, non pensate di mettere a disposizione della Regione questo indiscusso patrimonio culturale?

Come Federazione siamo stati sempre attivi in questo. Quel poco di buono che abbiamo in Regione è dovuto all’esclusivo nostro impegno. Qualche esempio: La delibera regionale 2810/1996; gli aspetti organizzativi della Medicina dello Sport inseriti nel Piano Sanitario Regionale 2008-2010; contributi nell’evidenziare le criticità e nel suggerire soluzioni in materia, in seno al Comitato Regionale di Controllo per la Medicina dello Sport; numerosi incontri con tecnici, società sportive, famiglie per diffondere la cultura della tutela della salute.

In questa nostra chiacchierata è stato fatto riferimento al comitato di Controllo Regionale per la Medicina dello Sport, vorrei sapere se questo organismo svolge ancora il suo compito.

L’ultimo Comitato insediatosi nel giugno 2014, in circa due anni, ha svolto, a mio giudizio, un lavoro osservazionale e propositivo pregevole. Nel novembre del 2016 tutti i componenti si sono dimessi, in segno di protesta, non avendo avuto, disponibilità, attenzione, garanzie, recepimento di quanto emerso dal loro impegnativo lavoro.

Cosa occorre per ripartire nella giusta direzione? 

Occorre tanta disponibilità, umiltà, trasparenza, passione, determinazione, volontà, perseveranza, consapevolezza di essere al servizio della comunità e adeguata competenza.

Un’ultima domanda: qual è la situazione nelle altre regioni, in termine di prevenzione della salute degli sportivi?

Vi sono regioni con una organizzazione esemplare, da riprodurre, da imitare, sicuramente frutto di cultura, di dinamismo, di idee concrete. Altre si discostano da questa ideale situazione. Chiaramente noi dovremmo prendere esempio da chi è decisamente più avanti di noi per modello organizzativo ed operativo. L’essere in piano di rientro non giustifica il disinteresse in questo settore. La FMSI Regionale è pronta e disponibile, per dare come sempre, il suo contributo a questo auspicato salto di qualità.

Grazie per la disponibilità.

Grazie a lei da parte mia e della Federazione che rappresento.

Un ringraziamento speciale ad Antonio Ruggieri, Direttore del “Bene Comune” per la disponibilità dimostrata

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