bene comune

Pubblichiamo il testo dell’intervista del Presidente dell’Ordine dei Medici della Provincia di Campobasso al giornale Il Bene Comune; nel numero di febbraio 2015 è stata pubblicata erroneamente una bozza, anche con errori di ortografia, scritta dalla redazione e non autorizzata dalla Dott.ssa Carolina De Vincenzo. In attesa di rettifica da parte del periodico mensile rilasciamo di seguito la versione integrale e originale.

 

Oggi siamo con  Carolina di Vincenzo, neo-presidente dell’ordine dei medici del Molise. A lei vogliamo rivolgere qualche domanda sullo stato attuale della sanità in Molise e anche su quelle che possono essere le soluzioni da adottare.

L’ordine dei medici ha un ruolo di mediazione con le istituzioni politiche e in questo senso può fare pressione per garantire ai cittadini una sanità efficiente. Cerchiamo un po’ di capire come stanno le cose e cosa si può fare per migliorarle.

In Molise, ciò che pesa sulle politiche di sviluppo sanitarie è il debito. Sappiamo che questo costituisce una zavorra che impedisce al governo regionale di attuare delle politiche di sviluppo perché è un debito molto ingente, che si aggira intorno ai 400 milioni o forse anche più. Rispetto a questo, qual è lo spazio di agibilità, di azione che i cittadini possono mettere in campo per una proposta nel senso di un miglioramento di questa situazione?

I cittadini, i comitati, le associazioni di volontariato, e anche l’Ordine, garante degli utenti oltre che di tutti gli iscritti, devono pretendere, dopo tanti anni di inadempienze, un piano sanitario adeguato alla nostra regione. L’enorme debito si è accumulato per la mancata programmazione e il mancato controllo su tutte le attività sanitarie, con la presenza di unità operative sovrabbondanti, costose e inefficaci: insomma dove si doveva tagliare non si è fatto e ora per riparare si razionano le risorse invece di razionalizzarle, con la conseguenza che il cittadino molisano, a fronte di ingenti tasse, non vede garantiti i servizi essenziali

 

 

Certo, e poi un altro elemento decisivo è stato quello che riguarda gli istituti privati: pensiamo alla Neuromed, all’Istituto Giovanni Paolo II… forse c’è stata troppa superficialità, si è fatto in modo che potessero fare quello che volevano, tanto è vero che mentre all’inizio il  ruolo dell’Università cattolica doveva essere essenzialmente di ricerca, alla fine abbiamo visto che si sono creati persino dei reparti doppione che esistevano già al Cardarelli. Addirittura adesso alla Cattolica si fanno le analisi del sangue… Allora, quanto questo ha influito sull’aumento della voragine debitoria e quanto questo ancora impedisce che si possa fare una programmazione razionale, con costi limitati e, allo stesso tempo, ricavi importanti, per lo meno in termini di mobilità passiva.

 

Ribadisco che tutto questo è il frutto della mancata programmazione. La legge dello Stato prevede in sanità strutture private e accreditate, ma la presenza del privato deve essere ricondotta ad una percentuale accettabile: ben venga il privato se complementare al pubblico. Ci può essere una sanità efficace sia nel pubblico che nel privato, con quell’integrazione funzionale ammessa dal Piano Sanitario Nazionale, quella che tutti auspichiamo, che purtroppo è degenerata nella nostra regione

In questo senso, per l’ordine dei medici, qual è lo spazio a livello di mediazione politica? Può fare proposte, può sensibilizzare le istituzioni?

L’attività del Consiglio dell’Ordine si svolge con il supporto di commissioni di lavoro, create per studiare le criticità e formulare proposte, al fine di garantire migliori condizioni di lavoro per gli operatori e servizi più efficaci per i cittadini. Le più urgenti da istituire saranno quelle per l’integrazione del lavoro ospedaliero e del territorio, la formazione culturale professionale, il rapporto dell’Ordine con l’Università e le Istituzioni, con cui bisogna creare un dialogo continuo e costruttivo

Quello che proponevano anche i comitati, il comitato pro-Cardarelli per esempio, era il passaggio da un modello ospedalocentrico a un ruolo basato sull’assistenza sanitaria sul territorio. Questo comporterebbe, da una parte un’assistenza sanitaria che stia veramente vicino a chi ha bisogno e dall’altra una razionalizzazione dei costi, perché sappiamo quanto sia dispendioso il ricovero in ospedale per motivazioni che richiederebbero tuttalpiù una generica assistenza, che non richiederebbero per forza la presenza di medici 24h su 24, ma un semplice impegno di natura assistenziale, ad esempio con la presenza di infermieri o di personale specializzato. Rispetto a questo, il governo Frattura mi pare che abbia fatto poco o niente, non si intravede una visione che vada in questa direzione. Quindi l’Ordine dei Medici quali proposte può avanzare e in che modo può incalzare il governo Frattura per rispondere a questa esigenza?

Attualmente brancoliamo nel buio: è impensabile che in una regione così piccola ci siano tanti ospedali che fanno le stesse prestazioni, per cui necessariamente devono essere trasformate alcune strutture periferiche in unità semplici e dinamiche, più adatte ad assistere i pazienti cronici e garantire una sanità a misura delle esigenze di salute del territorio.

L’ospedale pubblico resta il luogo di cura per i pazienti acuti. La popolazione molisana è vecchia: i nostri pazienti sono complessi perché affetti da tante patologie, devono essere curati in ospedale solo nel momento dell’acuzie e poi assistiti sul territorio in strutture intermedie: la medicina della complessità ha costi elevatissimi e metterà definitivamente in crisi il sistema se non saranno creati percorsi integrati tra ospedale e territorio.

Attualmente c’è una mole inaccettabile di richieste specialistiche inappropriate, che fanno allungare le liste d’attesa e si ricorre ad esami costosi e doppioni, anche dannosi per la salute: se solo pensiamo a tutti gli esami radiologici cui sottoponiamo i nostri pazienti, senza garantirgli per questo cure più efficaci….

Bisogna ripensare la Sanità in termini di complessità, integrare le varie figure specialistiche con il MMG e i vari ambiti: ospedale, territorio, reti dell’emergenza. L’unico modo sarà attuare il fascicolo sanitario elettronico: esso consente di mettere in comunicazione le tre reti dei servizi con i dati contenuti nella tessera sanitaria, nel rispetto della privacy. Attraverso il fascicolo gli operatori sanitari possono conoscere le patologie del paziente, gli esami che ha eseguito, le terapie praticate, arginando quindi il proliferare di esami ripetitivi e inefficaci.

Altra priorità, a mio avviso, è la creazione delle reti dell’emergenza per l’infarto e per l’ictus, che garantirebbero ai nostri utenti il trattamento che in altre regioni è una realtà già consolidata

Un’altra delle emergenze che hanno riempito di contenuti il dibattito sulla Sanità del Molise è quella sul registro dei tumori; è una priorità questa nell’agenda dell’Ordine dei medici?

E’ una delle priorità, che dobbiamo studiare a fondo per proporre soluzioni e dare i giusti input ad amministratori e politici; non è un problema che ho affrontato finora, perché mi sono sempre occupata di Cardiologia e di emergenza.

Non si è ancora riunito l’Ordine dei medici?

Il primo Consiglio si terrà la settimana prossima (intervista registrata il 15 gennaio).

Con quale ordine del giorno?

Dovremo per prima cosa affrontare problemi amministrativi e contabili, rinnovo di contratti di consulenza, rinnovo del sito internet e l’approvazione di un piano triennale anti corruzione e trasparenza imposto dalla Federazione nazionale; assolti questi primi compiti, entreremo nel vivo del nostro lavoro con la creazione delle commissioni di lavoro.

Nel programma elettorale dei consiglieri che rappresento c’è la promessa di una maggiore collaborazione con gli organi istituzionali e la volontà di allargare la partecipazione degli iscritti a tutte le attività dell’Ordine; vogliamo creare uno sportello di ascolto per il cittadino e potenziare la comunicazione, l’informazione  e il dialogo.

Ci vorrà un po’ di tempo perché siamo all’inizio del nostro mandato, ma siamo decisi a lavorare in questa direzione.

Ti siamo molto grati per la disponibilità e ti auguriamo buon lavoro per l’importante incarico che hai assunto.

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