APPELLO AI PARLAMENTARI DEL MOLISE

Stiamo vivendo uno dei periodi più tragici della nostra storia contemporanea, minati da una pandemia che continua a mettere a repentaglio la sopravvivenza di intere generazioni. Il morbo, estremamente contagioso, ha colto impreparato il SSN, penalizzato da anni da dissennate scelte politiche, anche nei servizi regionali più avanzati. Sono a oggi 87 i medici e gli odontoiatri morti in Italia nelle operazioni di soccorso; si stima che il 10% degli operatori sanitari sia stato contagiato.

A fronte di questi dati, nella discussione al Senato sulla conversione del Decreto Legge ‘Cura Italia’ (il dl n. 18 del 17 marzo), sono stati presentati alcuni emendamenti che prevedono una sostanziale immunità per le strutture sanitarie e per i soggetti preposti alla gestione della crisi, in relazione agli eventi avversi accaduti durante la pandemia da Covid-19 e in particolare ‘in caso di danni agli operatori’.

Gli emendamenti, con sfumature differenti a seconda del proponente, sia delle forze di Governo che di opposizione, sostengono tutti che le condotte dei datori di lavoro non determinano responsabilità penale, civile ed erariale. Dunque, “nessuna colpa se i DPI e lo strumentario non sono arrivati, se i tamponi non sono stati fatti, se la gravità dell’epidemia è stata sottostimata, se l’organizzazione è stata lenta e lacunosa”. Gli operatori sono universalmente definiti eroi, che lavorano con abnegazione e a rischio della loro stessa vita, ma non si potrà verificare se sono stati messi nella condizione di curare con gli strumenti adeguati, se sono stati tutelati o mandati allo sbaraglio nell’esercizio delle loro funzioni. Questi emendamenti sono crudeli, sprezzanti e offensivi per una categoria che sta combattendo e lavorando a mani nude”.

È chiaro invece che, nelle fasi concitate, le priorità assistenziali, di sicurezza e qualità delle cure, sono venute meno, che molti operatori sanitari sono stati trasferiti nei reparti “COVID”, senza le necessarie competenze e gli adeguati dispositivi di protezione, che le strutture sanitarie hanno riconvertito unità operative e addirittura vecchi ospedali, abbandonati da anni, velocizzando le operazioni di igiene ambientale, che molti pazienti, in seguito positivi al Coronavirus, hanno seguito percorsi condivisi con utenti che avevano altre necessità.

Finita l’emergenza si cominceranno a denunciare le strutture sanitarie e i professionisti per responsabilità professionale: l’industria del risarcimento si sta già organizzando con deprecabili campagne mediatiche che promettono denari a chi sia stato vittima del Covid per errori e omissioni nella gestione del rischio clinico e nei protocolli di diagnosi e cura.

D’altro canto la difficoltà di padroneggiare una pandemia, che non ha ancora rivelato tutte le sue possibili conseguenze, ha costretto il settore a rimodulare in continuazione la presa in carico dei pazienti, combattendo quotidianamente per il “rifornimento inusuale di generi, in un mercato mondiale impreparato”. A sostegno di tale considerazione, Federsanità, in un articolo comparso su QS il 5 aprile, a firma del suo Presidente Tiziana Frittelli, invoca una moratoria sulla responsabilità professionale sanitaria, che non sia limitata ai soli operatori, ma estesa alle Aziende, per evitare conflitti e risarcimenti senza fine che metterebbero in crisi l’intero SSN e la sua sostenibilità. Federsanità invoca “alleanze” perché , “quando questa tragedia finirà, il nostro Paese non  sarà più lo stesso e la gente, impoverita, più che mai avrà bisogno di noi uniti”.

“Se è comprensibile pensare a una tutela del sistema nella sua fase di riorganizzazione, a seguito dell’esplosione dell’emergenza, non altrettanto si può concepire per le condotte omissive o dolose che abbiano esposto il personale, sino a provocare lesioni o morte evitabili”, dichiara invece il Presidente della FNOMCeO; “dalla lettura dei vari emendamenti proposti …. al netto dei possibili profili di incostituzionalità, sembra che si voglia introdurre un generalizzato colpo di spugna su tutte le condotte tenute sinora … Tali proposte non possono trovare nessun sostegno e men che meno condivisione. Lo dobbiamo ai nostri caduti, ai cittadini che hanno perso la vita e a tutti coloro che, con generosità, si sono spesi per assistere e curare i pazienti in questa drammatica circostanza. Confermiamo in ogni caso la disponibilità a rendere un nostro formale parere, pur in via telematica, nel corso dell’iter parlamentare di conversione del Decreto-Legge Cura Italia … Ci facciamo portavoce del disagio che sta montando in tutti gli Ordini dei Medici e Odontoiatri territoriali e chiediamo che tutti questi emendamenti, che sono stati presentati senza chiedere in alcun modo il parere della FNOMCeO, siano subito ritirati per consentire, con il giusto tempo, di avviare un confronto con il Governo. È necessario che le procedure di partecipazione democratica siano ripristinate, così che la FNOMCeO sia audita in Parlamento al fine di offrire il contributo e le osservazioni su tutti gli emendamenti necessari per migliorare il lavoro e compensare i sacrifici dei nostri medici”.

L’OMCeO di Campobasso, di concerto con gli altri Ordini d’Italia, chiede l’immediato ritiro di tutte le proposte che ledono la dignità degli operatori e delle vittime dell’epidemia da Covid-19 e il coinvolgimento delle Federazioni nazionali nell’eventuale processo di rimodulazione della legge Gelli-Bianco. In questo momento così grave, di lutto e dolore per tante famiglie, non possiamo entrare nel merito delle responsabilità; ci sarà un tempo per accertare eventuali mancanze, allora saremo presenti e faremo la nostra parte.

Il Presidente OMCeO di Campobasso

Dott.ssa Carolina De Vincenzo

Campobasso, 07 aprile 2020

 

 

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