Sappiamo tutti che circa 600 milioni di persone dipendono, almeno in parte, da sistemi alimentari acquatici, fondamentali per la nutrizione e la sicurezza alimentare? Sappiamo tutti che entro il 2050 la domanda mondiale di acqua per l’agricoltura aumenterà del 35%? Che entro il 2050 è probabile che 1 persona su 4 nel mondo sia colpita da carenza duratura o ricorrente di acqua potabile? Che tutti possiamo fare qualcosa?

L’appello della FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) che oggi, 16 ottobre, celebra la Giornata Mondiale dell’Alimentazione in ricordo della sua fondazione, è chiaro e netto: “L’acqua è vita, l’acqua ci nutre. Non lasciare nessuno indietro: Fatti coinvolgere!”. Un appello che si concretizza in un documento, che è possibile scaricare dal sito, contenente una serie di consigli rivolti a privati ​​cittadini e professionisti, governi e politici, imprese e aziende private, scuole, società civile, mondo accademico. A tutti.

“Non dobbiamo dare per scontato la nostra acqua – si legge nel sito ufficiale – e dobbiamo iniziare a gestirla in modo oculato. Governi, settore privato, agricoltori, mondo accademico, società civile e singole persone devono collaborare per contribuire alla sicurezza alimentare e delle risorse idriche in tutto il mondo. Tutti possiamo fare la differenza. La #GiornataMondialeAlimentazione (GMA) 2023 punta i riflettori sull’acqua come fondamento della vita e del cibo. La campagna mira a sensibilizzare a livello mondiale l’opinione pubblica sull’importanza della gestione oculata delle risorse idriche: la disponibilità di questa preziosa risorsa è, infatti, minacciata dalla rapida crescita demografica, dall’urbanizzazione, dallo sviluppo economico e dal cambiamento climatico”. Perché l’acqua è cibo, nutrizione e sopravvivenza.

Ma anche le nostre scelte a tavola hanno ripercussioni sull’acqua. Ad esempio, per arrivare a produrre un kg di carne di manzo occorrono circa 15.000 litri di acqua, circa 6.000 per la carne di maiale, 4.000 per la carne di pollo, 3.000 per le uova, 1.600 per i cereali, circa 1.000 per il latte e la frutta e 300 per le verdure (fonte: Water footprint network). Un terzo dell’acqua consumata è destinata agli allevamenti di bovini ma la quasi totalità, il 98%, serve a produrre mangimi. Uno studio della Commissione Europea in merito all’impronta idrica legata ai consumi alimentari dimostra che attenersi a una dieta povera di carni rosse, zuccheri, oli da coltivazione e grassi animali non solo è salutare ma riduce anche molto l’utilizzo delle risorse idriche (fonte: Nature Sustainability). Occorre creare sicurezza alimentare attraverso ecosistemi sani, un obiettivo dell’Agenda 2030 che mira a garantire disponibilità e gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico–sanitarie a tutti.

 

 

Condividi